Il Campo di Vasilika

Il campo è attualmente chiuso per lavori, i rifugiati sono stati accolti in altri campi. Ilnostro lavoro continua nei campi di Derveni e Diavata

Il campo di Vasilika dista 40 minuti da Salonicco, è sotto il controllo dell’esercito greco. Ad inizio giugno 2016, nei sette hangar, vengono collocate decine di tende per 1300 rifugiati, in prevalenza siriani e curdi. 500 sono bambini. In ogni tenda vivono dalle tre alle sei persone, i bagni chimici sono all’esterno, solo acqua fredda.
Quando piove, il campo si allaga. L'acqua si prende lo spazio che vuole e separa di nuovo questa gente, un altro confine, per cui andare da una parte all'altra diventa un'impresa.
Gli appuntamenti per la presentazione della richiesta di asilo sono cominciati il 1 settembre, e la priorità viene data ai soggetti cosiddetti “vulnerabili”, come minori non accompagnati e persone con gravi problemi di salute. Le comunicazioni sono difficoltose, la data e l'orario dell'appuntamento che sancisce il loro destino è comunicata tramite SMS!
Per tutti l’attesa è lunga e snervante, i rifugiati possono uscire dal campo ma non possono legalmente lavorare. Cercano quindi di organizzare e tenere pulite le loro tende, cucinare su fuochi improvvisati per terra, costruire dei semplici giochi per i bambini, seguire i corsi di inglese e/o tedesco organizzati dall’associazione Eko e da Save the Children. Qualcuno ha aperto dei piccoli market e “bar” con caffè solubile e falafel, con un piccolissimo contributo iniziale fornito da noi volontari. Due parrucchieri sono tornati all’opera, alcuni sarti ci hanno chiesto delle macchine da cucire per riparare vestiti e biancheria, delle donne hanno ricominciato a fare a maglia.
Nel campo sono presenti varie organizzazioni come Save the Children, IMS, Medecin du Monde, UHAA, Caritas oltre al UNHCR. La loro presenza è però limitata ad alcune ore del giorno domenica e sabato pomeriggio esclusi, mentre noi volontari di Firdaus e, fino a poco tempo fa, MAM Beyond Borders( che ora si è spostata in altri campi) coordinati da Maurizio Carà garantiamo la nostra presenza al campo da mattina a sera, 7 giorni su 7.
Noi ci occupiamo della consegna dell’abbigliamento, anche comprando taglie mancanti o articoli spesso non presenti nei vestiti usati come la biancheria intima, tamponiamo i ritardi di consegna dei prodotti per l’igiene e per neonati, distribuiamo bollitori per l’acqua, abbiamo una particolare attenzione per gravide, minori non accompagnati, malati cronici. Il nostro personale sanitario passa tra le tende per parlare con le persone, sincerarsi delle loro condizioni, farli sentire UMANI, scambiando sorrisi e due parole con ognuno.
Questo concetto è per noi fondamentale. Così, abbiamo organizzato la nostra “casa base”, centro distribuzione vestiti invece di consegnare dei pacchi “chiusi” ai rifugiati. La distribuzione, al fine di garantire ordine, equità e un minimo di scelta è ben organizzata: ogni giorno vengono chiamate una decina di tende, in ordine casuale, dai vari hangar. In questo modo non si fanno preferenze, la consegna avviene ordinatamente ed ogni famiglia ha il tempo di fare una scelta tra i capi proposti. La composizione della famiglia, il vestiario consegnato ed eventuali mancanze o necessità sono appuntate su un quaderno preziosissimo, simbolo del duro sforzo per tenere tutto ordinato ed efficiente e di cui i rifugiati si fidano.
Sono in programma una tenda “Baby Hammam”, un posto caldo e confortevole, in cui le mamme potranno lavare i bambini più comodamente che nelle tende grazie all'assistenza dei volontari, una tenda “Biblioteca” e spazio lettura e confronto riservato soprattutto agli adolescenti, fascia di età estremamente vulnerabile e spesso tralasciata e una tenda “Donna”, dove incoraggiare l’allattamento e la discussione di tematiche molto delicate come sessualità, contraccezione, disturbi ginecologici.


Tutto questo è e sarà possibile solo grazie alla raccolta di fondi. Il campo si sta piano piano svuotando, i rifugiati vengono lentamente ricongiunti con i loro parenti in Europa o viene loro assegnata una piccola casa ad Atene. Sono previsti nuovi e numericamente importanti arrivi dai campi presenti sulle Isole e nelle periferie. Essendo Vasilika un campo permanente, il numero di persone presenti sarà più o meno costante; abbigliamento, scarpe, beni di prima necessità saranno sempre una necessità!
Mettiamo cuore e passione in ogni cosa che facciamo al campo, sorridiamo nonostante la stanchezza sia fisica che mentale perché questi rifugiati, che non perdono la voglia di vivere nonostante tutto, ci stanno insegnando moltissimo.


“Al campo si lavora di continuo, non ci si ferma. Oggi abbiamo disegnato dei cartelli, messi poi all'entrata principale, per avvisare che ci sono bimbi in mezzo alla strada, prima che succeda qualcosa di grave. Si è verniciato lo steccato, per abbellire la postazione, perché la bellezza porta sollievo e sorrisi, così come la musica e l'arte. A che serve l'arte in un campo? chiederanno i soliti criticoni da divano. La bellezza porta serenità e la gente un poco più serena sarà gente meno disposta al conflitto e al contrasto. Meno contrasti, più sorrisi. Più sorrisi, più salute. Ma se anche questo non fosse vero - e la storia dimostra che, invece, lo è - che male c'è a portare la bellezza nel campo in forma di musica, teatro, cultura, fiori e colori? (...) Oggi una giovane mamma stava facendo delle foto al suo piccolo davanti ai fiori che abbiamo portato, sembrava una scena da una qualunque nostra città. Ma erano una mamma e un bambino siriano, rifugiati. Poco distante, alcuni uomini stavano seduti sulle nostre panchine al timido sole di autunno, a parlottare. Più in là un gruppo di bimbi giocava dentro lo spazio che solo ieri ho recintato per la tenda del baby hammam, salivano e scendevano dallo steccato, come ogni bimbo farebbe. Queste scene mi bastano a giustificare la scelta fatta. Che bellezza sia, quindi.”

Maurizio Carà
Direttore del Campo di Vasilika