Stefania, 49 anni

“ nonostante avessi già avuto qualche esperienza di volontariato con extracomunitari in Italia, nella mia città, sentivo il desiderio di fare un'esperienza di questo tipo e ora... ripartirei anche subito. anche se nel campo vengono garantiti cibo ed acqua, ci sono altre necessità che diventano importanti come ad esempio un semplice ventilatore che mitiga anche se poco il caldo insopportabile dentro gli hangar. Per quanto ho potuto ho contribuito con gioia all'acquisto di alcune cose ma, mi rattrista il fatto che tutto questo sia possibile unicamente grazie alle donazioni di privati. Dico questo perché mi sembra di sentire che la maggior parte della gente attorno a me sia contraria, insofferente o indifferente verso questo problema, leggo post sui social contro i migranti pubblicati da persone che conosco che mi fanno vergognare, e mi spiacerebbe se la missione dovesse finire un giorno per mancanza di fondi. Ma io tendo sempre a vedere il bicchiere mezzo pieno e, se quel poco che sono e siamo riusciti a fare noi volontari con i lavori e le attività svolte insieme ai migranti, ha contribuito a dare un po' di sollievo, a tenere impegnato il tempo che non passa mai, a creare un po' di bellezza con colori e piante davanti ai loro occhi, o semplicemente a strappare un sorriso e scambiare una una chiacchierata con i ragazzi del campo, per tutto questo e non solo, ne è valsa la pena…”


Giovanni, 24 anni

“la mia esperienza è stata davvero eccezionale e l'ho apprezzata moltissimo. È stata molto arricchente ed è sicuramente una attività che consiglierei a tutti coloro i quali abbiano il desiderio di conoscere direttamente questo tipo di realtà. Sicuramente aiuta a fare luce nel mare di nebbia generato dalle informazioni contrastanti e difficilmente reperibili relative al fenomeno migratorio in Europa.”


Elisa, 19 anni

“La cosa però che ho preferito sono stati i momenti in cui ho potuto scambiare qualche parola coi rifugiati. Nella maggior parte dei contatti con loro sono stati gentili e simpatici. Sono contenta soprattutto perché finalmente, invece della misteriosa e entità che qui in Occidente chiamiamo generalmente "rifugiati", "immigrati" o "profughi", ho visto delle PERSONE, umane come noi e come tutte altre persone del mondo, ognuna col suo carattere, i suoi interessi, le sue speranze e le sue paure."


Maria Paola, 22 anni

“ Vorrei iniziare col dirvi che prima di partire non avrei mai potuto immaginare di sentirmi toccata così nel profondo da questa esperienza. Sono stata nel campo di Derveni, a Salonicco per dieci giorni, uno più intenso dell'altro. Non ho potuto fare altro che piangere per tutto il viaggio di ritorno; sarei voluta rimanere e continuare ad aiutare, a dare il contributo che potevo nel mio piccolo. Sono passati 5 giorni dal mio ritorno e ancora non riesco a tornare alla mia "normalità", forse non sarà possibile. Si ritorna cambiati realmente e detto da una persona profondamente razionale, credo che significhi parecchio”.